Camera di Commercio di Milano

1. L'italia si rompe? (Il fattore Europa )

Sono due le grandi questioni storiche che oggi in Italia si intrecciano e sommano: 
  • l'Europa attrae il Nord e crea un nuovo tipo di "questione settentrionale", introducendo un nuovo divario - non più prevalentemente economico-sociale, ma politico - tra Nord e Sud; 
  • il nostro Stato centralista è incapace di adeguarsi a quella sostanziale Costituzione Europea che è il trattato di Maastricht: è la "questione istituzionale".

Vent'anni fa la convergenza tra i modelli di sviluppo economico e sociale delle nostre regioni non era in discussione, ma oggi lo è, perché il divario ha ripreso a crescere. 

La caduta del Pil pro-capite del Mezzogiorno rispetto a quello del Centro-Nord si è ulteriormente accentuata nel 1991-95. Gli investimenti fissi nel 1995 hanno segnato per il Sud un aumento del 2,8%, rispetto al 7,4% del Nord. Fatto 100 il valore degli investimenti per abitante del Centro-Nord, nel periodo 1985-95 l'indice del Mezzogiorno è sceso da 99,8 a 66,9 per le costruzioni e da 52,6 a 46 per le macchine, attrezzature e mezzi di trasporto. Nel periodo 1990-95, le importazioni nette nel Meridione sono scese dal 17,5% al 12,4% del prodotto lordo; nel quadriennio 1992-95, il Pil è aumentato appena del'1,7% rispetto al 5,8% del Centro-Nord. L'indice dei consumi delle famiglie per abitante, fatto uguale a 100 il Centro-Nord, è stato pari a 68,9 nel 1995 (un livello analogo a quello registrato nel 1970). E ciò malgrado che il rapporto tra spesa pubblica allargata e Pil oscilli, nel Sud, attorno all'impressionante percentuale del 75%. 

Ma i dati economici non bastano: sono le due strutture sociali che hanno ripreso a divaricarsi. La diffusione della povertà cresce di più nelle regioni del Sud e delle Isole. Aumenta il divario dell'analfabetismo e dell'accesso alla scuola di base e mentre i servizi culturali elitari (libri, teatro, musica classica e musei) sempre più si concentrano nel Centro-nord, nel Mezzogiorno cresce solo la fruizione passiva della TV. 

Nel Sud, nel 1994, si rileva il 68,3% dei reati (denunciati)di omicidio volontario, il 62,8% di quelli per tentato omicidio, il 53,1% di quelli per rapina e l'85% di quelli per estorsioni. Nel Sud risiede il 58,7% delle persone denunciate per usura. Anche nella criminalità il divario non solo c'è, ma si sta aggravando. 

In queste condizioni è ovvio che l'attrazione dell'Europa sulle regioni del Nord cresca e la posizione dell'italiano medio del Nord è più o meno la seguente: noi, se non fosse per il Sud, in Europa ci saremmo. Invece rischiamo di rimanerne fuori perché l'abbiamo come palla al piede. 

Il nostro Stato rispecchia uno schema di ordinamento costruito con efficacia dai Piemontesi per assicurare un certo tipo di Unità: in questo quadro la Pubblica Amministrazione, elemento razionalizzatore dello Stato ottocentesco, era stata chiamata a un compito immane: comporre il dualismo economico-sociale Nord-Sud. 

Purtroppo non c'è riusciata. E il compito diventava tanto più difficile quanto più la borghesia, che della nostra Pubblica Amministrazione è stato originariamente il nerbo, andava perdendo egemonia e potere. Successivamente nella società e nella politica della prima Repubblica sono andati al potere gli interclassismi dei partiti ideologici. Sotto la loro copertura le plurime società e culture della pur unita Italia sono riuscite a convivere e forse solo la televisione ha dato un contributo unificante - all'insegna del deprecato nazional-popolarismo. 

Ma in tutto il mondo, sotto la spinta della globalizzazione, l'idea dello Stato-Nazione è in crisi: troppo piccolo per i grandi problemi, troppo grande per i problemi locali. Nel caso nostro troppo grande per l'Europa delle Regioni, troppo piccolo per il continente Europa. 

La sfida europea fa della questione italiana un problema comune a tutto il continente che ci obbliga a porre la nostra organizzazione politica nazionale in stretto rapporto con le nuove visioni nazionali e la nuova statualità nascente in Europa. 

Il rischio è che, in queste condizioni, la sola alternativa concreta per rispondere alla pressione europea sia tra secessione o repressione centralista: in entrambi i casi il pericolo di rimanere fuori dall'Europa, nelle more di un travaglio certamente doloroso e non breve, sarebbe altissimo.


Sintesi da "L'Italia si e' rotta?" di Piero Bassetti, Laterza,1996

 

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