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18/6/1997-L'efficienza perduta dello Stato-Nazione


IN CRISI DUE MONOPOLI: QUELLO MILITARE E QUELLO FISCALE
A cura di: Marco Posocco

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Gli studi sulla crisi dello Stato-Nazione si vanno moltiplicando e prestano attenzione a cause, fattori e aspetti sempre nuovi e complessi; da qui la difficolta' a presentare un trattato organico e completo e la necessità di fornire contributi parziali.
Fra questi merita attenzione quello di Leonard Dudley, docente di economia all' Universita' di Montreal e pubblicato sul Sole-24Ore il 27 ottobre 1992. ("L' efficienza perduta dello Stato-Nazione", di L. Dudley, Sole-24Ore, 27 ottobre 1992, pag. 7).
La crisi dello Stato Nazionale e' innanzitutto crisi della civilta' occidentale e delle forme di organizzazione: e' un declino inesorabile che ha gia' attraversato gli imperi coloniali dell' 800, l' Impero Austro-Ungarico, l' URSS e l' ex- Jugoslavia e che sta ora interessando la Gran Bretagna (v. questione scozzese, irlandese e gallese), la Francia (v.Corsica, Savoia e Bretagna), la Spagna (v. Paesi Baschi e Catalogna), l' Italia (v. Padania, Sud-Tirolo e Sardegna), il Canada (v. Quebec), gli USA (v. debole ma pur sempre esistente "questione sudista", lo strisciante indipendentismo texano e californiano) e l' elenco potrebbe continuare con Cina, India, Paesi del Centro-Africa, ecc.
Appurata che la crisi e' mondiale, Dudley ne intravede una possibile chiave di lettura nel peso sempre crescente dei costi per il controllo del territorio: negli ultimi 200 anni ogni potenza dominante ha esteso troppo il territorio sotto il suo controllo; alla lunga, il costo per controllare questo spazio ha indebolito la sua base economica provocando il declino del suo potere militare. Cosi' l' Impero Austro-Ungarico cedette il passo alla Francia, che lo cedette all' Inghilterra, che lo cedette agli USA,... E' innegabile infatti che l' equazione politica di un tempo era "piu' terre= piu' prestigio": si pensi alle "imprese" militari dei Savoia, che estesero il loro domino su tutta la penisola italiana per salire al rango delle "grandi potenze" europee. Ma anche la politica deve fare i conti con l' economia e, se anche fosse stato vero che "piu' terre= piu' prestigio", altrettanto vero era ed e' che "più terre = più controlli" , "più controlli = più burocrazia", quindi "più costi": alla fine del cerchio cio' significa più tasse sulle sane attivita` produttive di un Paese.
L' estensione oltre la dimensione ottimale ha quindi fatto e fa tuttora saltare i bilanci di molti Stati (v. l' esplosione del debito pubblico italiano, schizzato alle stelle proprio in seguito alla necessita' di controllare il territorio sotto forma di appalti, false pensioni, assunzioni pubbliche, tangenti,...).
Ma, dice Dudley, prima di capire come lo Stato-Nazione entra in crisi, bisogna chiedersi che cos' e' lo Stato. Uno Stato è sovrano se ha il monopolio di due poteri:
1) il diritto esclusivo di utilizzare la forza all' interno del territorio (monopolio militare);
2) il potere di prelevare coattivamente ricchezze al suo interno (monopolio fiscale).

Il limite all' esercizio del monopolio militare e' la frontiera: li' cessa il potere di praticare la violenza da parte di uno Stato e inizia il monopolio di un altro.
Ma l' applicazione della forza e' limitata solo esternamente? No, essa dipende anche dalla tecnologia militare ( e quindi dal costo-beneficio): il Capo di uno Stato che debba far fronte ad una sollevazione popolare dovra' valutare non solo la probabilita' di vittoria ma anche il suo costo; anche l' uso della forza deve percio' realizzare "economie di scala": il beneficio apportato dalla "neutralizzazione" di un ribelle deve superare il costo aggiuntivo sopportato per neutralizzarlo. Quando percio' il costo eguagliera' il beneficio, lo Stato non sara' piu' interessato a spingere oltre i suoi confini: un ulteriore allargamento del territorio imporrebbe costi di controllo superiori ai benefici.
E' il caso dei piccoli principati medievali: all' epoca gli stati tendevano ad essere piccoli anche (ma non solo, ovviamente!) perche' le battaglie consistevano in duelli alla pari: il costo per l' armatura di un guerriero equivaleva al beneficio dell' eliminazione di un avversario (rapporto 1:1). L' introduzione della polvere da sparo sbilancio' questo rapporto, permettendo di ammortizzare il costo di un' arma su un numero maggiore di "neutralizzati". La riduzione dei costi di controllo e di trasporto permise cosl agli Stati e ai loro bilanci di allargare la loro dimensione ottimale (negli ultimi 7 anni tuttavia la preponderanza delle spese militari ha fatto saltare i bilanci di tutti gli Stati Comunisti dell' Est: incapace di generare le risorse richieste per finanziare l' apparato militare, l' URSS non ha potuto fare altro che sciogliersi...).

Anche la sovranita' fiscale aveva come suo limite fisico la frontiera: al di qua di essa lo Stato prelevava in regime di monopolio le ricchezze prodotte dal lavoro. Ma la globalizzazione dell' economia, l' apertura dei mercati nazionali, la sempre piu' libera e incontenibile circolazione dei beni, dei servizi,dei capitali, delle persone e delle informazioni ha tolto allo Stato questa prerogativa: ora il frutto del lavoro prodotto in Italia viene tassato in Lussemburgo o a Monaco o alle Bahamas; l' economia sta quindi inghiottendo la politica: lo Stato non riesce a seguire e tassare tutti i redditi perchè, mentre il diritto e la legge si fermano alla frontiera, i capitali e l' economia la scavalcano.

L' agonia e la lenta fine dello Stato-Nazione e' quindi leggibile come implosione, come progressivo prosciugamento di due monopoli (militare e fiscale) che, sebbene esercitabili fino alla frontiera, di fatto non riescono piu' a coprire l' intero territorio nazionale.


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